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Il 2022 ha impresso una svolta drammatica all'intera filiera europea del legno rispetto alla convulsa ripartenza post-pandemica del 2021. Il fattore dirompente è stato lo scoppio del conflitto in Ucraina e all'introduzione del quinto pacchetto di sanzioni dell'Unione Europea. Il conseguente blocco totale delle importazioni da Russia e Bielorussia, entrato pienamente in vigore a luglio 2022, ha interrotto bruscamente i canali di approvvigionamento storici, costringendo il settore a ridisegnare da zero le mappe della logistica continentale.

Nel comparto del legname da costruzione e da imballaggio, la prima metà dell'anno ha registrato una prosecuzione dell'impennata dei prezzi, alimentata da un insostenibile shock energetico. I costi record di gas ed elettricità hanno spinto i grandi stabilimenti di segagione centro-europei a ridurre i turni o a ritoccare i listini dei segati per coprire i costi vivi di lavorazione.

Un impatto durissimo e specifico è stato causato dall'improvvisa mancanza del larice dalla Russia (noto commercialmente come larice siberiano), una materia prima fondamentale per il settore. L'azzeramento di questo flusso ha creato un vuoto incolmabile nel mercato europeo, innescando una caccia a specie legnose alternative e spingendo le quotazioni del larice rimanente a cifre record.

La vera tempesta perfetta del 2022 si è abbattuta sul mercato del pellet, che ha vissuto dinamiche diametralmente opposte rispetto al 2021. Nel 2022, l'esclusione di oltre tre milioni di tonnellate di biocombustibile provenienti dall'area del conflitto ha aperto un vuoto d'offerta impossibile da colmare nel breve periodo. Questa contrazione, unita al panico dei consumatori per i possibili razionamenti del gas per l'inverno, ha scatenato una corsa all'accaparramento che ha portato i prezzi del pellet a triplicare rispetto alle medie storiche, toccando il picco massimo nell'agosto del 2022.

Il bilancio dell'anno si è chiuso ridefinendo completamente le priorità del settore: la diversificazione geografica verso l'Europa centrale e la penisola scandinava e la sicurezza della catena logistica hanno definitivamente superato la mera variabile del prezzo, diventando i veri asset strategici per garantire la stabilità e la continuità della filiera.

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